Requisiti minimi, cosa cambia davvero per chi installa
Dal 3 giugno 2026 sono entrati in vigore i nuovi requisiti minimi energetici degli edifici, un aggiornamento che non riguarda solo progettisti e normativa, ma che ha effetti molto concreti anche per chi lavora ogni giorno sul campo: installatori, manutentori e imprese.
Si tratta infatti di un passaggio che impatta direttamente sulle scelte impiantistiche, sulle soluzioni da proporre al cliente e, soprattutto, sulla responsabilità di realizzare impianti realmente conformi e performanti.
Per chi installa, questo significa che non è più sufficiente montare un generatore efficiente. È necessario ragionare sull’intero sistema: integrazione con l’involucro, regolazione, distribuzione e produzione da fonti rinnovabili. In altre parole, cambia l’approccio al lavoro.
L’attenzione principale di questo cambio di passo resta sui progettisti, che si trovano ad affrontare nuove norme tecniche di riferimento per il calcolo della prestazione energetica degli edifici. La misura ha un impatto significativo sulla verifica della Legge 10 e sull’APE, perché modifica l’edificio di riferimento; è però importante sottolineare anche l’impatto diretto per installatori e manutentori.
Dal punto di vista operativo, cresce infatti l’importanza della corretta messa in servizio e della taratura dell’impianto. Non basta installare: occorre garantire che tutto funzioni nei parametri previsti, perché la prestazione energetica finale dipende in larga parte anche da questi aspetti.
In caso di sostituzione del generatore devono essere installati dispositivi autoregolanti in grado di controllare la temperatura in ogni ambiente (valvole termostatiche), ove tecnicamente possibile e laddove sia garantito un tempo di ritorno semplice inferiore a 6 anni.
L’attenzione deve essere posta anche sulla qualità dell’acqua, tema che viene ora trattato in modo più chiaro, distinguendo tra acqua tecnica e acqua sanitaria.
Per quanto riguarda l’acqua tecnica, utilizzata nel circuito chiuso dell’impianto, è obbligatorio il trattamento chimico in conformità alla norma UNI 8065: devono essere quindi previsti additivi per prevenire incrostazioni, corrosione e la formazione di alghe e fanghi.
Per l’acqua calda sanitaria (ACS), si parla invece di eventuale trattamento di condizionamento chimico (ad esempio dosatori di polifosfati), che non deve in alcun modo peggiorare la qualità chimica e microbiologica dell’acqua. Qualsiasi prodotto o sistema utilizzato deve essere conforme al D.Lgs. 18/2023.
Si tratta di concetti già presenti nel quadro normativo precedente, ma che oggi risultano ulteriormente rafforzati e resi più espliciti.




